Adenoma della prostata. Perché si urina male e quando intervenire

L’adenoma prostatico inizia a svilupparsi attorno ai 35 anni, sotto l’influenza ormonale del testosterone e “permissivo” degli estrogeni per continuare fino a 80 anni. Si tratta di un fenomeno comune a tutti gli uomini e conosciuto con il nome iperplasia prostatica benigna che si sviluppa nella parte centrale della ghiandola, a differenza del tumore che insorge sempre nella porzione periferica. L’adenoma però diventa “malattia” quando ostacola lo svuotamento delle urine dalla vescica verso l’esterno e il fenomeno interessa poco più del 35% dei casi per cui è necessario intervenire con farmaci prima e intervento poi. Questo vuol dire che in molti pazienti la prostata ingrossata può non alterare la salute del soggetto e può passare senza lasciar segno, rimanendo del tutto asintomatica.

SINTOMI

Il danno provocato dall’adenoma non è necessariamente proporzionale alla grandezza della prostata: spesso, una prostata piccola può causare molti problemi e una prostata grossa risultare del tutto asintomatica. Questo dipende dal modo di crescita della ghiandola, che può avvenire in senso centrifugo (sviluppo laterale, periferico) oppure centripeto (sviluppo centrale). Le manifestazioni dei sintomi sono generalmente graduali e cominciano con i sintomi irritativi, rappresentati dall’urgenza minzionale, cioè il bisogno frequente di urinare: succede spesso quando si entra in casa o si scende dalla macchina, quando si apre il rubinetto dell’acqua. Questi disturbi si manifestano nella fase iniziale, mentre in quella successiva, subentrano i sintomi ostruttivi, quelli in cui il getto si fa più debole, la frequenza delle minzioni aumenta perché la vescica non riesce mai a vuotarsi completamente, sia di giorno che di notte. In pratica di notte ci si sveglia per urinare 2-3-4 volte mentre di giorno risulta difficile fare anche una passeggiata. Oltre alla sofferenza fisica, a farne le spese è dunque anche la qualità della vita: si rinuncia a cinema, teatri, ristoranti, viaggi, e le brevi uscite dall’ambiente domestico costringono a una sorta di “mappatura” dei bagni pubblici disponibili.

PERCHÉ SI URINA MALE

Questa seconda fase si verifica quando la prostata, ingrossandosi, va a comprimere l’uretra che l’attraversa (uretra prostatica), causando una vera e propria ostruzione urinaria. Ma oltre all’ingrossamento della prostata (componente statica), i disturbi urinari sono determinati anche dall’ipertono delle fibre nervose adrenergiche (componente dinamica), che determina uno stato di contrazione permanente della muscolatura liscia uretrale, collo vescicale, tessuto stromale-capsulare e quindi un impedimento costante ad urinare. In queste condizioni la vescica fa fatica a svuotarsi e anche i reni non riescono a inviarle urina, con la conseguenza di un dolore intenso alla vescica e ai fianchi che porta spesso il soggetto a recarsi al Pronto Soccorso per il posizionamento di un catetere vescicale e consentire che la vescica si svuoti. Quasi sempre, da questa condizione si passa all’intervento chirurgico. Talvolta ai disturbi della minzione si possono associare anche a perdite di sangue (ematuria) oppure infezioni alle vie urinarie.

DIFFERENZE SINTOMATOLOGIA ADENOMA E TUMORE

L’adenoma prostatico determina solo disturbi minzionali, come urinare spesso, non riuscire a trattenere le urine, svegliarsi di notte per urinare, febbre, fino all’insufficienza renale. Al contrario, il tumore della prostata raramente determina questi disturbi, in quanto si sviluppa lentamente dalla periferia della ghiandola prostatica e non dalla porzione centrale, come l’adenoma. L’insorgenza del tumore può quindi evidenziarsi contemporaneamente all’adenoma, che potrà essere successivamente “invaso”, ma anche dopo l’intervento di adenomectomia o resezione endoscopica dell’adenoma stesso. È questo il motivo per cui, anche dopo questi interventi disostruttivi, è necessario controllare il PSA (antigene prostatico specifico), in quanto il pericolo del tumore non è cessato.

TERAPIA MEDICA

Per fortuna oggi esistono terapie mediche molto efficaci, in grado di ridurre o addirittura annullare questi disturbi. I farmaci di elezione sono costituiti dagli alfalitici (alfazosina, doxazosina, tamsulosina, terazosina e silosodina). Utile è l’associazione con gli inibitori delle 5-alfa redattasi (finasteride e dutasteride), serenoa repens: i primi riducono il tono muscolare facilitando la minzione; i secondi bloccano la conversione del testosterone in diidrotestosterone, ostacolando la crescita dell’ adenoma.

TERAPIA CHIRURGICA

L’intervento più diffuso al mondo per il trattamento dell’adenoma della prostata è la resezione endoscopica TURP. Ormai da tempo vengono impiegate con successo anche le tecniche laser (HoLEP, ThuLEP, etc.) come laser a Holmio, laser verde (greenlight). L’intervento a cielo aperto è riservato solo per le prostate megaliche, con volume maggiore di 150 cc. Da qualche anno viene proposta anche le tecnica Rezum. La manovra, a seconda della grandezza dell’adenoma, prevede da 6 a 10 iniezioni nell’adenoma, ciascuna della durata massima di 9 secondi (circa 0,42 ml di vapore acqueo, al di sotto del collo vescicale). La condensazione del vapore rilascia energia termica negli interstizi del tessuto prostatico, mentre le membrane cellulari raggiunte dal getto di vapore acqueo si denaturano, provocando la necrosi coagulativa e, quindi, la progressiva distruzione delle cellule stesse. Entro 1 mese, il tessuto prostatico viene riassorbito, riducendo il volume dell’adenoma che ostruisce l’uretra, alleviando anche inizialmente, in misura significativa, i disturbi della minzione, fino alla loro scomparsa. Il catetere vescicale va mantenuto per 5-7 giorni, ma con questa tecnica l’eiaculazione può essere conservata in quanto il collo della vescica non viene danneggiato, Infine, con questa tecnica si possono trattare anche soggetti a rischio per problemi cardiovascolari o respiratori.