
In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer 2025, l’IRCCS San Raffaele di Roma annuncia la programmazione di una sperimentazione clinica che coinvolgerà pazienti affetti da diverse forme di demenza in vari stadi della malattia. L’obiettivo è testare il potenziale terapeutico della stimolazione transcranica a ultrasuoni focalizzati a bassa intensità (LItFUS), tecnologia non invasiva di ultima generazione che consente di modulare l’eccitabilità di aree specifiche del cervello senza bisturi né dolore; si tratta di una delle prime programmazioni di studio con tale finalità. La tFUS concentra fasci di ultrasuoni, simili a quelli delle ecografie, ma molto più precisi e concentrati in punti millimetrici e programmabili del cervello (focus) grazie alle immagini di risonanza magnetica del paziente (neuronavigazione). Di conseguenza, aree cerebrali “poco funzionali o spente” potrebbero tornare a funzionare e connessioni neuronali indebolite potrebbero rafforzarsi. “In questi ultimi anni l'armamentario terapeutico/riabilitativo delle demenze si è arricchito del contributo delle varie tecnologie di stimolazione transcranica non-invasiva”, dichiara il prof. Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroriabilitazione IRCCS San Raffaele di Roma. “Mentre la stimolazione transcranica con impulsi magnetici (denominata TMS) o correnti elettriche a bassa intensità (denominata tDCS) può solo raggiungere aree relativamente superficiali e piuttosto ampie del cervello, le ultime scoperte hanno permesso alla stimolazione che impiega ‘onde d'urto acustiche’ (denominata TPS), e più di recente fasci di ultrasuoni, di concentrare energia anche in strutture profonde (ad esempio, l’ippocampo, una fondamentale ‘centralina’ per la gestione ed organizzazione della memoria) con precisione millimetrica.”
La tecnologia è in grado di stimolare in profondità aree specifiche del cervello in modo non invasivo. Gli ultrasuoni focalizzati “accendono” aree cerebrali silenziate: “La bassa intensità degli ultrasuoni emessi impedisce che nel focus di stimolazione ci sia un danno delle cellule nervose raggiunte dal fascio di energia (come avviene per gli ultrasuoni ad alta intensità)”, prosegue Rossini. “Al contrario, a seconda della frequenza di stimolazione, questa energia sembra in grado di far risuonare ad una frequenza ottimale i circuiti nervosi a cui le cellule appartengono e di favorirne in tal modo la formazione di nuovi capaci di vicariare le funzioni perdute e quindi di dare un recupero benefico.”
















