Bologna, XXV Congresso Nazionale AMD 2025: “5milioni di Italiani con diabete, 9,6milioni con malattie cardiovascolari e 2milioni con insufficienza renale. Insieme assorbono più del 60% della spesa sanitaria cronica”

Oggi in Italia si contano oltre 5milioni di persone con diabete, 9,6milioni con malattie cardiovascolari e 2milioni con insufficienza renale cronica, in gran parte le stesse persone, in condizioni di multi-cronicità. Un gruppo di pazienti che assorbe oltre il 60% della spesa sanitaria cronica e genera il 70% dei ricoveri ospedalieri. Una loro gestione più integrata e un approccio terapeutico multifattoriale che superi il modello assistenziale tradizionale basato su Specialità separate – e possibili ritardi diagnostici, duplicazioni di esami e discontinuità terapeutiche – si configura come una delle sfide più urgenti della medicina moderna. Questi i temi al centro della Sessione Congiunta Associazione Medici Diabetologi AMD e European Society of Cardiology ESC, svoltasi nell’ambito del XXV Congresso Nazionale AMD 2025, in corso a Bologna fino al 18 ottobre.

“La necessità di una collaborazione che superi i confini tra le Specialità è ormai ineludibile”, dichiara il prof. Francesco Cosentino, ordinario di Cardiologia al Karolinska Institute di Stoccolma e membro del board della Società Europea di Cardiologia. “Cardiologi e Diabetologi devono lavorare fianco a fianco per ottimizzare i percorsi diagnostico-terapeutici, adottare una Medicina personalizzata e sfruttare appieno le nuove terapie che proteggono insieme cuore, rene e metabolismo. Sappiamo oggi che i farmaci nati per il diabete, come gli agonisti del GLP-1 e gli SGLT-2 inibitori, hanno effetti straordinari sulla prevenzione cardiovascolare e renale ma sono ancora sottoutilizzati. Serve un grande sforzo educativo per portarli nella pratica clinica di tutti i giorni.”

“Il paziente non soffre di malattie separate, ma di un sistema frammentato”, afferma il prof. Salvatore Corrao, ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Palermo e consigliere nazionale AMD. “È tempo di superare i ‘silos specialistici’ e costruire un percorso integrato fondato sul continuum cardio-reno-metabolico CKM (cardiovascular-kidney-metabolic, ndr), come sostengono le più recenti linee guida. La Letteratura ha ormai dimostrato che un approccio multifattoriale intensivo può garantire oltre 8 anni di vita in più rispetto alla cura standard. Le nuove terapie hanno dimostrato benefici simultanei su cuore, rene e metabolismo, riducendo mortalità, ospedalizzazioni e complicanze invalidanti come l’ictus. Pertanto – prosegue – un incremento anche minimo nel loro utilizzo potrebbe generare centinaia di milioni di euro di risparmio annuo, oltre a ridurre significativamente disabilità e perdita di autonomia nei pazienti. Solo per lo scompenso cardiaco, ogni ricovero evitato rappresenta un risparmio di almeno 6mila euro per il Servizio Sanitario Nazionale.”

Nel corso della sessione è stata inoltre sottolineata la necessità di tradurre le evidenze in percorsi reali, mettendo in rete conoscenza, competenze e dati e individuando livelli di complessità clinica per differenti setting di cura, ovvero il modello di valutazione multidimensionale dell’Integrated Care Hub, per una gestione globale del rischio e una forte interconnessione digitale fra le varie parti del sistema. Il Diabetologo, viene ribadito, rappresenta la figura chiave adatta a coordinare questo modello, capace di comprendere la complessità metabolica, ma anche di integrarla con le dimensioni cardiovascolari, renali e funzionali, allo scopo non soltanto di ridurre gli eventi, ma garantire equità, sostenibilità, durata e qualità di vita ai pazienti.