
A pochi giorni dalla Giornata Mondiale della BPCO, che ricorre il 20 novembre 2025, i risultati dello studio Aster segnalano l’importanza del ruolo dei Medici di Medicina Generale nella gestione della patologia in Italia. La ricerca, pubblicata sull’International Journal of Chronic Obstructive Pulmonary Disease, mette in luce la realtà nazionale, partendo da dati raccolti nella vita reale. Lo studio, condotto su 385 pazienti Italiani con BPCO da lieve a moderata, evidenzia che una diagnosi precoce e la rivalutazione del trattamento, anche con l’utilizzo di terapie innovative come i LABA/LAMA, migliorano la funzionalità polmonare, riducendo le riacutizzazioni e favoriscono una migliore qualità di vita. Fondamentale rafforzare la collaborazione tra Medici di Medicina Generale e Specialisti, favorendo percorsi diagnostico-terapeutici condivisi e una maggiore appropriatezza prescrittiva sul territorio.
BPCO, MALATTIA “INVISIBILE”
Secondo i dati Istat, in Italia soffrono di BPCO circa 3,5milioni di persone, pari al 5,6% della popolazione. Numeri probabilmente sottostimati, poiché spesso la malattia viene diagnosticata solo in occasione di ricoveri per riacutizzazioni (BIFE 2023). Secondo il rapporto HealthSearch 2023, la prevalenza clinica della BPCO è del 2,7%, più alta negli uomini rispetto alle donne (3,2% vs 2,3%). Si tratta dunque di una malattia “invisibile” per il Sistema Sanitario, non sempre colta nella sua interezza dalla Medicina Generale, pur avendo un impatto profondo sulla salute del singolo e sui costi assistenziali. Le Linee Guida GOLD 2025 ricordano come la BPCO si associ frequentemente ad altre patologie croniche (cardiovascolari, metaboliche, osteoarticolari, neuropsichiatriche e oncologiche), aggravando la complessità del paziente.
“Dalla ricerca emerge chiaramente come sia fondamentale il ruolo dei Medici di Medicina Generale italiani nella gestione della BPCO”, dichiara Alessandro Rossi, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie SIMG. “In presenza di linee guida chiare, sul territorio è possibile trattare e monitorare efficacemente i pazienti con BPCO, riducendo l’impatto della malattia e migliorando i risultati a lungo termine.”
Ovviamente, come conferma la ricerca, è decisivo che il Medico che opera sul territorio sia adeguatamente formato sulla malattia, considerando in particolare i principali fattori di rischio e i sintomi che debbono mettere in guardia. In queste condizioni, l’esame spirometrico deve rappresentare la conditio sine qua non per la diagnosi e l’inquadramento terapeutico del paziente. Su questi aspetti, la strada da fare è ancora lunga: attualmente, la spirometria appare sottoutilizzata nella Medicina Generale e lo studio Aster dimostra che integrarla nella pratica clinica può fare la differenza. Soprattutto, molti pazienti con BPCO non ricevono trattamenti conformi alle raccomandazioni GOLD. L’analisi dimostra che una gestione più strutturata può portare a un miglioramento clinico significativo. Il che significa modificare i percorsi di presa in carico per ottenere una gestione ottimale della BPCO, basata sulle linee guida, in grado di offrire benefici tangibili in termini di sintomi, riacutizzazioni e qualità della vita. Lo studio ribadisce quindi l’importanza dell’integrazione tra le competenze di Medici di Medicina Generale e Specialisti: “Ai primi va il compito di intercettare precocemente la patologia, per poi gestire direttamente il paziente con le forme meno impegnative ed indirizzare allo pneumologo il malato più grave, per la presa in carico specifica”, dichiara Claudio Micheletto, direttore dell’UOC di Pneumologia dell’AOU di Verona, presidente nazionale per il biennio 2024-2025 dell’Associazione Nazionale Pneumologi Ospedalieri. “Non bisogna mai dimenticare che 4 pazienti con BPCO su 10 vengono riconosciuti solo nelle fasi avanzate della malattia e quindi l’approccio alla problematica sul territorio è basilare. Si tratta di pazienti particolari, vale a dire prevalentemente fumatori, che convivono con minimi sintomi nelle fasi iniziali, come la tosse con secrezioni e la difficoltà respiratoria solo da sforzo. Sono abituati a convivere, non riconoscono il lento deterioramento e non si rivolgono al Medico. Tocca a noi andare a cercarli, per tentare di farli smettere di fumare, avviarli a una diagnosi e terapia.”













