
A Catania nel 2025 solo il 10% della popolazione ha aderito agli screening per la prevenzione del tumore al colon-retto: quella etnea è la penultima (davanti a Messina) tra le Province siciliane. Questo il dato emerso durante la conferenza Colon-Retto, Quando il Tempo Diventa Cura, organizzata da Fondazione Humanitas Sicilia e ASP Catania e svoltasi nei giorni scorsi presso il Museo Diocesano. Sensibilizzare la comunità e ampliare l’adesione alla campagna di prevenzione del tumore al colon-retto è l’obiettivo che si vuole perseguire insieme a Istituzioni, Enti e Ordini Professionali, Imprese e Sindacati, rappresentanze della collettività, per raggiungere tutta la popolazione, sottolineano gli organizzatori. Prevenire, spiegano, significa incidere sul percorso di salute di migliaia di persone, favorendo la diagnosi precoce e quei percorsi di cura garantiti e gratuiti predisposti per affrontare il cancro e ridurre il rischio di mortalità. L’impegno per invertire la rotta si concretizza con la campagna di screening che consente a tutti gli uomini e le donne dai 50 ai 69 anni di effettuare l’esame per la ricerca del sangue occulto nelle feci, primo passo fondamentale. Nella Provincia, viene ricordato, i kit sono già disponibili gratuitamente presso Farmacie, Consultori e punti prelievo dell’ASP.
“Mediamente in Italia si registrano 45mila casi di tumore al colon-retto ogni anno, 3.500 li localizziamo in Sicilia”, dichiara il prof. Alessandro Repici, presidente Fondazione Humanitas Sicilia, direttore scientifico di Humanitas ICC e docente di Gastroenterologia in Humanitas University. “Quest’incidenza è un record negativo. Nelle Regioni del Nord l’adesione agli screening supera il 50%; questo consente di diagnosticare le forme più precoci. Invece al Sud – e in particolare in Sicilia e a Catania – l’adesione agli screening è scarsa e gli Oncologi rilevano molte forme già avanzate di cancro al colon-retto. I pazienti che non partecipano alla prevenzione incorrono spesso in una diagnosi tardiva: questo significa che le loro chance di sopravvivenza sono nettamente inferiori rispetto ai pazienti che partecipano al programma di prevenzione. Ecco perché è fondamentale l’impegno congiunto di FHS e dell’Asp Catania per invertire questa tendenza.”
“Da Oncologo, registro quotidianamente l’impatto clinico di diagnosi tardive che impongono terapie invasive, prolungate e dall’esito incerto”, dichiara il dott. Carlo Carnaghi, responsabile Oncologia Medica e Oncoematologia di Humanitas Istituto Clinico Catanese. “È necessario massimizzare ogni sforzo operativo, affinché l’integrazione tra Specialisti ospedalieri e Medicina territoriale diventi il requisito strutturale per incrementare la partecipazione della popolazione e garantire la prevenzione primaria e secondaria.”
“L’impiego di tecniche sempre meno invasive come la laparoscopia e la robotica, ma anche la stessa chirurgia open ‘moderna’, quando necessaria, ha permesso di semplificare la fase operatoria e quella postoperatoria, accorciando i tempi di degenza e consentendo un rapido ritorno alla vita quotidiana”, afferma il dott. Sebastiano Mongiovì, responsabile Chirurgia Addominale di Humanitas Istituto Clinico Catanese.
“È importante ribadire che lo screening non è un semplice esame, ma un processo che si attiva e che accompagna il cittadino all’interno di un sistema organizzato e strutturato”, dichiara il direttore sanitario dell’ASP Catania, dott. Giovanni Francesco Di Fede. “Si tratta di un percorso sicuro e affidabile, che può contare su una rete assistenziale diffusa sul territorio e su standard condivisi, in grado di garantire appropriatezza e qualità in ogni fase. Per questo è fondamentale che i cittadini aderiscano ai programmi di screening.”














