
Al Congresso della Società Italiana di Medicina Estetica SIME 2026, in corso a Roma fino al 17 maggio, una riflessione sulla rivoluzione dei farmaci antiobesità, come semaglutide e tirzepatide, le cui proiezioni stimano un mercato che toccherà i 100miliardi di dollari entro il 2030. Se da un lato “la bilancia sorride, lo specchio a volte presenta il conto”: è nato infatti un nuovo fenomeno estetico, divenuto virale, noto come “ozempic face” o “ozempic body” in riferimento agli effetti estetici conseguenti a un dimagrimento molto rapido. Non sono patologie, ma il risultato di una riduzione della taglia troppo rapido perché la pelle riesca ad adattarsi, con un corpo più leggero e tessuti che sembrano “svuotati”. Dopo anni di filler fatigue – la fuga dai visi gonfi e innaturali – la tendenza si è invertita drasticamente. La rapida perdita di grasso rende il viso scavato, gli zigomi meno pieni e lo sguardo stanco. La Medicina Estetica oggi non punta più a “stravolgere”, ma a ripristinare con filler di acido ialuronico, per riempire tempie e solchi mandibolari; biostimolazione e laser, per risvegliare il collagene e ridare tono alla pelle “appesa”; botox, per rifinire e armonizzare lo sguardo.
Se il viso racconta il cambiamento, il corpo lo amplifica. Su addome, braccia e cosce, la pelle in eccesso diventa un ostacolo estetico. Che fare? Senza Bisturi: ultrasuoni e radiofrequenze di ultima generazione lavorano in profondità per rassodare i tessuti. Quando il calo è massivo, tornano protagoniste addominoplastica, lifting e mastoplastica additiva, per ridisegnare i contorni perduti. “Siamo sicuramente di fronte a una condizione nuova se pensiamo alle incretine, ma ci siamo già trovati a gestire situazioni simili in passato, nei pazienti che dimagrivano rapidamente in seguito a interventi di chirurgia bariatrica, palloncino gastrico, eccetera”, dichiara Emanuele Bartoletti, presidente SIME. “Si trattava però di cali ponderali rapidi e importanti, quindi con una indicazione chirurgica di rimodellamento corporeo, su una tipologia più limitata di pazienti. Chi perdeva 10 o 15 Kg, infatti, spesso riusciva a farlo attraverso un percorso dietetico, con un dimagrimento molto più graduale e con danni tessutali più contenuti. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a una platea molto ampia di pazienti che perdono questi stessi chili in tempi decisamente più rapidi, senza dare ai tessuti il tempo necessario per rispondere a questo cambiamento. Per questo motivo stiamo cercando di modulare le terapie di Medicina Estetica rispetto a questa nuova situazione, con risultati decisamente incoraggianti. L’ideale – prosegue – sarebbe comunque accompagnare questi pazienti lungo tutto il percorso di dimagrimento, intercettandoli fin dall’inizio, così da aiutare la cute a rispondere nel modo migliore alla perdita di peso.”
Il messaggio SIME è dunque: “Non basta più perdere peso. La vera sfida della Medicina Estetica moderna è gestire il cambiamento. L’obiettivo è trasformare un dimagrimento lampo in un successo duraturo, dove la pelle torna a essere l’abito perfetto per la nuova forma fisica”.














