
In occasione della Giornata Mondiale del Malato Reumatico, che ricorre il 12 ottobre 2025, la Fondazione Italiana per la Ricerca in Reumatologia FIRA richiama l’attenzione sull’importanza della ricerca scientifica, motore del progresso medico e garanzia di una migliore qualità di vita per gli oltre 5milioni di Italiani che convivono con una patologia reumatologica. Le malattie reumatologiche rappresentano la prima causa di disabilità nei Paesi occidentali e comprendono oltre 150 differenti patologie – tra cui artriti, artrosi, osteoporosi, fibromialgia, lupus, sclerodermia, connettiviti e gotta – con un impatto economico e sociale stimato in 20miliardi di euro l’anno tra costi diretti e indiretti. Sono malattie croniche che colpiscono prevalentemente le donne, ma possono interessare anche i giovani e i bambini, incidendo profondamente sulla qualità della vita.
Negli ultimi 20 anni, la ricerca ha completamente trasformato il panorama terapeutico, passando da cure sintomatiche a strategie mirate e personalizzate: “La comprensione dei meccanismi alla base delle malattie reumatologiche e l’identificazione dei mediatori responsabili dei processi patologici – come il TNF alfa, le interleuchine 17 e 23 o gli enzimi Jak – hanno portato allo sviluppo di farmaci biotecnologici e targeted, capaci di colpire in modo selettivo il bersaglio molecolare”, dichiara il prof. Alberto Cauli, presidente FIRA e docente all’Università di Cagliari. “Questo ha rivoluzionato la prognosi di patologie come l’artrite reumatoide, le spondiloartriti e il lupus, permettendo di raggiungere la remissione clinica nella maggior parte dei casi.”
Grazie ai nuovi trattamenti e all’applicazione di strategie come il treat to target (cura orientata all’obiettivo) e il tight control (monitoraggio ravvicinato), oggi molti pazienti conducono una vita attiva e autonoma, evitando le disabilità che un tempo erano inevitabili. “Basti pensare all’artrite reumatoide, dove oggi non osserviamo più le deformazioni e le disabilità di un tempo”, prosegue Cauli. “Nella maggioranza dei casi, i pazienti possono condurre una vita praticamente normale.”
“Stiamo lavorando per rendere la cura sempre più personalizzata, interpretando i biomarcatori di ciascun paziente per scegliere il farmaco più efficace, prevedere la risposta clinica ed evitare effetti collaterali. Man mano che progrediremo nella comprensione dei meccanismi patologici, il Medico potrà letteralmente ‘cucire su misura’ la terapia per ogni persona.” Parallelamente, ricorda ancora FIRA, la ricerca mira a prevedere e prevenire: individuare soggetti a rischio sulla base di specifici biomarcatori di suscettibilità e intervenire prima che la malattia si manifesti. Ulteriore fronte di studio riguarda le terapie di riprogrammazione del sistema immunitario, come le CAR-T, che potrebbero in futuro portare a una remissione prolungata senza farmaci, avvicinandosi al concetto di “quasi guarigione”.














