Influenza, Grimaldi (Omceo Roma): “Febbre alta anche per 5 giorni. Rassicurare famiglie su gestione virus”

Era stata annunciata, era attesa e, immancabile, come ogni anno, è arrivata l’influenza. La stagione 2025/2026 è però iniziata con 4 settimane di anticipo. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Oms per la Regione Europea, la circolazione dei principali virus respiratori è infatti già sostenuta in Italia e in Europa, con il picco atteso tra fine dicembre 2025 e inizio gennaio 2026. Tanti gli Italiani che in questi giorni stanno combattendo contro il virus, soprattutto bambini e adolescenti. 4-5 giorni di febbre alta, con picchi anche di 39-40 °C, spossatezza, dolori muscolari e disturbi respiratori, i sintomi più comuni. “La febbre, in particolare, è un sintomo che allarma sempre i genitori, soprattutto quando è molto alta e prolungata”, dichiara Valentina Grimaldi, pediatra di famiglia, psicoterapeuta e coordinatrice della Commissione Età Evolutiva Omceo Roma. “Per questo è importante che noi Pediatri rassicuriamo le famiglie dando indicazioni corrette su come gestirla. Per far abbassare la febbre, si può intervenire con gli antipiretici, ma bisogna ricordare che la temperatura scende al massimo di 1-1,5 °C. Inoltre, ciò che spaventa i genitori di fronte alla temperatura alta è la possibilità delle convulsioni febbrili, evento possibile nei bambini sotto i 6 anni predisposti. Anche in questo caso, però, bisogna ricordare che le convulsioni febbrili sono un fenomeno benigno che si risolve senza esiti anche se al momento spaventa molto.”

“La campagna vaccinale è in corso e il vaccino è un’arma importantissima per combattere i virus, non solo quello stagionali”, prosegue Grimaldi. “I vaccini, infatti, mantengono allenato l’organismo a rispondere agli ‘attacchi’ esterni.” Al di là dell’influenza stagionale, Grimaldi sottolinea inoltre l’importanza che le famiglie siano informate sulla gestione di febbre e dolore, “tra le cause più comuni di richiesta di assistenza e intervento al Pediatra”, come ribadito dalla stessa Grimaldi in occasione del convegno Dalla Comunicazione all’Appropriatezza in Pediatria: Focus su Dolore e Febbre, recentemente svoltosi in Senato su iniziativa del sen. Ignazio Zullo. “Come Pediatri, sappiamo quanto siano frequenti questi sintomi, ma soprattutto quante cause differenti possano esserne all’origine, la febbre nella stragrande maggioranza dei casi è causata da infezioni virali che si risolvono spontaneamente in pochi giorni, ma può essere sostenuta anche da malattie batteriche più importanti che necessitano di terapie mirate oppure essere un sintomo di allerta per altre condizioni morbose. Per questo è molto importante che il Pediatra valuti la situazione e indirizzi la famiglia. Però allo stesso tempo è importante informare i genitori di come i bambini più degli adulti vadano incontro a picchi febbrili anche molto elevati che però non compromettono lo stato generale del piccolo. È fondamentale – afferma ancora – che il Pediatra di famiglia insegni al genitore a considerare, più che i gradi centigradi letti sul termometro, lo stato generale del figlio. Quante volte ci viene riferito di bambini con 39 °C di febbre che però tranquillamente giocano e ridono incuranti della situazione. In quel caso non c’è da preoccuparsi, ma solo da mettere in atto quegli accorgimenti utili per far sopportare bene la situazione febbrile al piccolo, quindi idratarlo, invitandolo a bere soprattutto acqua semplice, somministrare piccoli pasti leggeri magari più frequenti, utilizzare un abbigliamento non troppo pesante in fibre naturali, come il cotone evitando fibre sintetiche meno traspiranti che possono creare irritazioni cutanee, ottenere una corretta aereazione degli ambienti domestici, aprendo spesso le finestre, somministrare antipiretici per alleviare i sintomi o fastidi come mialgie, mal di testa malessere in generale che spesso accompagnano la febbre.”

QUANDO PREOCCUPARSI?

“Quando al di là della temperatura febbrile registrata, il bambino è molto abbattuto, sofferente, sonnolento, risponde poco agli stimoli ambientali, non vuole giocare, non si alimenta, non vuole bere”, dichiara Grimaldi. “E soprattutto, se anche dopo la somministrazione di antipiretici non si osserva un cambiamento: in questi casi è importante sentire il Pediatra. Naturalmente anche l’età fa la differenza: entro i 3 mesi di vita la comparsa di febbre è un sintomo che va sempre gestito consultando il Pediatra.”

“Per far sì che il genitore sia informato prima di trovarsi a gestire l’episodio febbrile è importante che il Pediatra di famiglia ritagli durante le prime visite del bambino uno spazio per il counselling sulla febbre. Un’occasione buona può essere durante le prime visite quando si inizia a parlare delle vaccinazioni. In quell’occasione generalmente introduco il concetto di febbre e dolore perché, dopo le vaccinazioni non sono infrequenti episodi febbrili o mialgie che fanno sperimentare al neonato o lattante dolore”, afferma ancora. “In questi casi, il genitore si trova davanti al figlio che spesso piange in maniera che noi definiamo ‘inconsolabile’ proprio per specificare la difficoltà di interruzione del sintomo. Insegnare al genitore a riconoscere questi segnali e a instaurare la giusta terapia con l’antipiretico giusto che ha anche azione analgesica è molto importante. Farlo quando non è in atto il sintomo è meglio, perché ci si dispone di più all’ascolto, anche se non è sufficiente, nel senso che questo tipo di counselling va ripetuto più volte in più occasioni prima che il genitore acquisisca maggiore competenza.”

“Con la corretta informazione, noi Pediatri dobbiamo contrastare la fever phobia che ossessiona alcuni genitori che misurano la febbre in modo compulsivo o pretendono che l’antipiretico azzeri la temperatura febbrile anziché abbassarla nel timore che la febbre alta possa causare meningiti o danneggiare irrimediabilmente il figlio. In questi casi l’impiego eccessivo di farmaci diventa più pericoloso della febbre”, afferma Grimaldi. “Per questo, promuovere una comunicazione sempre più efficace con i genitori sulla gestione della febbre e del dolore è fondamentale per l’appropriatezza terapeutica e per tranquillizzare genitori e bambini dando il giusto peso alle cose.”