
L’attività fisica svolge un ruolo determinante nel mantenimento dell’equilibrio della colonna vertebrale durante l’invecchiamento. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Frontiers in Medicine, i cui risultati saranno presentati in occasione di Exposanità 2026 a Bologna. La ricerca, condotta su donne di età compresa tra i 65 e i 79 anni, ha analizzato le differenze morfologiche della colonna vertebrale in funzione dei livelli di attività fisica (basso, moderato, elevato). Pur non rilevando differenze significative nel piano frontale, i dati mostrano invece come nel piano sagittale si registrino variazioni rilevanti: le partecipanti meno attive presentano un aumento significativo dello squilibrio sagittale e dell’inclinazione della colonna, con differenze statisticamente significative (p = 0,005 e p = 0,006). Queste alterazioni si traducono in una maggiore proiezione in avanti del tronco e sono associate a un aumento del rischio di cadute e a una riduzione della qualità della vita nella popolazione anziana. Lo squilibrio sagittale rappresenta infatti uno dei principali indicatori di disfunzione posturale nella popolazione anziana ed è strettamente correlato a limitazioni funzionali, dolore e perdita di autonomia, confermando la rilevanza clinica di questi parametri nella valutazione posturale.
Lo studio si inserisce nel progetto Walking Leaders, sviluppato in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo e il Policlinico Paolo Giaccone, con l’obiettivo di promuovere modelli integrati di prevenzione basati su attività fisica adattata. Un elemento distintivo della ricerca è l’utilizzo di un sistema di analisi tridimensionale della postura basato su tecnologia LiDAR ToF, che consente di ricostruire la morfologia della colonna vertebrale in modo non invasivo e senza esposizione a radiazioni. Questo approccio permette di effettuare screening e monitoraggi ripetuti nel tempo, superando i limiti delle indagini radiografiche nei contesti in cui non sono strettamente necessarie. Studi recenti hanno inoltre evidenziato una buona correlazione tra i parametri ottenuti tramite laser scanner 3D e quelli radiografici, rendendo queste strumentazioni particolarmente adatte per il monitoraggio longitudinale.
Negli ultimi anni, queste tecnologie hanno conosciuto un’evoluzione significativa, passando da sistemi limitati all’analisi del tronco a soluzioni in grado di acquisire in modo istantaneo dati a corpo completo. Le nuove architetture multi-sensore e gli algoritmi avanzati di elaborazione consentono oggi una valutazione più accurata e integrata della postura, includendo anche il tratto cervicale e gli arti inferiori. In questo ambito si inserisce il contributo di Sensor Medica, azienda italiana che ha sviluppato il sistema Spine 3D utilizzato nello studio, recentemente evoluto con nuove soluzioni di acquisizione e modelli algoritmici basati su reti neurali per migliorare l’identificazione dei repere anatomici e l’analisi biomeccanica complessiva.
“I risultati dimostrano in modo chiaro che il livello di attività fisica incide direttamente sull’equilibrio sagittale della colonna vertebrale”, dichiara il prof. Giuseppe Messina, dell’Università degli Studi di Palermo. “Disporre di strumenti non invasivi e ripetibili consente oggi di monitorare queste variazioni nel tempo e di intervenire precocemente, con importanti ricadute sulla prevenzione e sulla qualità della vita.”



















