
Secondo l’Agenzia Nazionale Francese per la Sanità Pubblica, le persone colpite dal batterio sono 11 donne e 10 uomini, di età compresa tra i 34 e i 95 anni; delle 21 persone che hanno contratto l’infezione, 2 sono decedute. Il batterio sarebbe stato individuato in prodotti dell’azienda Chavegrand, nel dipartimento della Creuse, riporta la stampa francese; in seguito all’allerta sanitaria, annunciata il 12 agosto 2025, sono stati ritirati dal mercato di circa 50 prodotti a base di latte pastorizzato venduti nella grande distribuzione per una sospetta correlazione ai casi di listeriosi. Sempre secondo l’agenzia Spf, 3 delle persone ammalatesi seguivano terapie farmacologiche croniche “suscettibili di favorire le infezioni intestinali”, mentre gli altri presentavano fattori di rischio, tra cui tumori, diabete e patologie cardiache. Tutti i pazienti sono stati ricoverati, rilevando in particolare: 16 setticemie, 4 forme neuromeningee e un’altra forma invasiva.
“In Italia al momento non c’è alcun alert Listeria”, rendono noto fonti del Ministero della Salute. Avviati comunque a scopo precauzionale i primi ritiri. Come riporta Adnkronos Salute, le Regioni coinvolte dovrebbero essere 5-6. Al momento, non sono segnalati casi umani di listeriosi. Carrefour Italia ha ritirato 3 prodotti per rischio microbiologico da listeria: confezioni di cotolette a marchio Carrefour; filetti di merluzzo a marchio Carrefour; formaggio di capra Fromagerie Chavegrand.
LISTERIOSI
“La listeriosi è un’infezione causata dal batterio Listeria monocytogenes generalmente dovuta all’ingestione di cibo contaminato e pertanto classificata fra le malattie trasmesse attraverso gli alimenti (tossinfezioni alimentari)”, riporta l’Iss. “Nei Paesi occidentali la listeriosi rappresenta un problema di sanità pubblica sempre più importante. Seppur meno frequente rispetto ad altre zoonosi (salmonellosi e campylobacteriosi), la malattia può manifestarsi con quadri clinici severi e tassi di mortalità elevati, soprattutto in soggetti fragili quali anziani, donne in gravidanza, neonati e adulti immuno-compromessi. La Listeria monocytogenes è un batterio patogeno Gram-positivo, non sporigeno e mobile, ubiquitario, ampiamente diffuso nell’ambiente, nel suolo, nell’acqua e nella vegetazione. La sua capacità di crescere e riprodursi a temperature molto variabili (da temperature di refrigerazione sino a 45 °C), nonché la sua capacità di tollerare ambienti salati e pH acidi lo rendono un batterio molto resistente a varie condizioni ambientali, incluse quelle che si hanno nella produzione e nella lavorazione degli alimenti. In condizioni favorevoli – sottolinea l’Iss – L. monocytogenes può crescere nell’alimento contaminato fino a raggiungere concentrazioni tali da causare un’infezione nell’uomo. Per queste sue caratteristiche, […] rappresenta un pericolo per i prodotti pronti al consumo (chiamati ready-to-eat, RTE) e i prodotti con una lunga vita commerciale (shelf-life) mantenuti a temperature di refrigerazione.”
“Gli alimenti principalmente associati alla listeriosi comprendono: pesce affumicato (salmone), prodotti a base di carne (paté di carne, hot dog, carni fredde tipiche delle gastronomie), formaggi a pasta molle, formaggi erborinati, formaggi poco stagionati; vegetali preconfezionati e latte non pastorizzato. La listeriosi può assumere diverse forme cliniche, dalla gastroenterite acuta febbrile più tipica delle tossinfezioni alimentari, che si manifesta nel giro di poche ore dall’ingestione (è in genere autolimitante nei soggetti sani), a quella invasiva o sistemica, che nei casi più gravi può portare all’insorgenza di meningiti, encefaliti e gravi setticemie. Nelle forme sistemiche, l’incubazione può protrarsi anche fino a 70 giorni. Nelle donne in gravidanza la listeriosi può provocare aborto, morte in utero del feto, parto prematuro e infezioni neonatali. La listeriosi può verificarsi in ogni momento della gravidanza ma è stata più frequentemente documentata durante il terzo trimestre.”
TRATTAMENTO
“Data la sua natura batterica – informa ancora l’Iss – il trattamento della malattia prevede una terapia antibiotica, sia per gli adulti che per i bambini. Una cura antibiotica somministrata precocemente alle donne in gravidanza può prevenire la trasmissione dell’infezione al feto.”

















