
Controllo, prevenzione e monitoraggio sono i fondamenti della strategia contro il virus Chikungunya, trasmesso dalle zanzare Aedes albopictus. Negli ultimi anni, anche in Italia si sono verificati diversi focolai; i più recenti sono avvenuti quest’estate in Emilia-Romagna (Carpi) e Veneto (Val Policella). Al 07 ottobre 2025, secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, si contavano 398 casi di infezione diagnosticata, in aumento significativo rispetto al 2024, quando si limitavano a 17. La diffusione crescente del virus, sia nel nostro Paese sia a livello globale, è stata al centro delle discussioni durante il Simposio dal titolo Chikungunya: Scenari Futuri e Strategie di Prevenzione e Controllo, organizzato nei giorni scorsi a Bologna, con il contributo di Bavarian Nordic, nell'ambito del LVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica SItI 2025. Durante l’evento, sono stati esplorati i fattori scatenanti, in primis, il cambiamento climatico che ha portato alla proliferazione del vettore per un tempo maggiore e in aree del mondo differenti rispetto al passato. Secondo lo European Centre for Disease Prevention and Control ECDC, tra gennaio e agosto 2025 sono stati segnalati circa 317mila casi e 135 decessi correlati in 16 Paesi. È probabile però che le cifre siano più alte, a causa della diagnosi spesso complessa e della sorveglianza non sempre adeguata in tutte le aree. A complicare ulteriormente il quadro, i sintomi manifestati simili a quelli di altre malattie trasmesse da zanzare, come Dengue e Zika, rendendo difficile distinguere i casi.
Oltre il 75% delle persone infette da Chikungunya sviluppa sintomi, tra cui febbre, eruzione cutanea, affaticamento, mal di testa e, spesso, dolori articolari intensi e debilitanti; in più del 40% dei casi, gli effetti possono diventare cronici. Non esiste un trattamento specifico disponibile; la vaccinazione, insieme all'educazione dei viaggiatori su come evitare le punture di zanzara, sono misure chiave per la prevenzione. In particolare, la novità per l’Italia è il primo vaccino ricombinante contro la chikungunya, a base di virus-like particles VLP, già approvato negli Stati Uniti, nell'Unione europea e nel Regno Unito, che induce una risposta anticorpale protettiva; nel nostro Paese, il vaccino è stato approvato dell’Agenzia Italiana del Farmaco a maggio 2025, e dal 30 ottobre sarà disponibile sul mercato.
Negli studi clinici, è stata osservata una robusta sierorisposta 21 giorni dopo la vaccinazione (endpoint primario), con un'immunità protettiva che iniziava a svilupparsi già 7 giorni dopo la vaccinazione, mostrando un profilo di sicurezza favorevole. Il VLP è un tipo di vaccino a subunità non infettivo, indicato per soggetti dai 12 anni in su e contiene proteine in grado di imitare il virus senza causare la malattia, garantendo che un'ampia gamma di persone possa trarre beneficio dalla vaccinazione. “La globalizzazione e il cambiamento climatico stanno favorendo la diffusione delle zanzare Aedes e la diffusione del virus Chikungunya che costituisce ormai una problematica di salute globale (riscontrato in oltre 119 nazioni)”, dichiara Luigi Vezzosi, dirigente medico, specialista in Igiene e Medicina Preventiva presso l’ASST di Crema. “Questi 2 fattori agiscono in sinergia: la globalizzazione, attraverso i viaggi (incrementati rispetto ai livelli pre-pandemia COVID-19) e il commercio, ha facilitato l’introduzione della zanzara e del virus in nuove aree, come l’Europa, mentre il cambiamento climatico ha reso queste regioni più ospitali alla proliferazione del vettore, favorendo la comparsa di epidemie autoctone.”
“Il primo focolaio epidemico di Chikungunya in Italia venne identificato nel 2007 in Romagna”, afferma Giovanni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ex direttore generale della prevenzione al Ministero della Salute, che ha moderato gli interventi. “Dopo 10 anni, nel 2017, Chikungunya causò un'epidemia di dimensioni maggiori nel Lazio, con un focolaio secondario in Calabria. Quest'anno, 2 diversi outbreak sono stati segnalati in Emilia e in Veneto. Globalizzazione e cambiamenti climatici sono importanti determinanti di queste epidemie estive, e l'ampia distribuzione di vettori competenti sul nostro territorio rappresenta un motore essenziale della circolazione di virus esotici nel nostro Paese. La disponibilità di vaccini efficaci può essere di utile ausilio non solo per chi viaggia verso zone endemiche o affette da epidemie, ma anche per contenere eventuali focolai autoctoni nel nostro Paese.”
“La strategia di contenimento del virus Chikungunya in Europa si fonda sull'azione congiunta di sorveglianza rapida sui casi importati, controllo del vettore Aedes albopictus (la cosiddetta ‘zanzara tigre’), e costante sensibilizzazione pubblica per prevenire la trasmissione autoctona”, dichiara la prof.ssa Caterina Rizzo, ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso il Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e chirurgia dell’Università di Pisa. “Gli studi più recenti confermano che questa zanzara ha completamente colonizzato anche il nostro Paese, aumentando il rischio di insorgenza di casi autoctoni. Pur attuando le corrette misure di prevenzione, evitare le punture di questo insetto non è semplice in quanto è attivo prevalentemente di giorno. L'approvazione del primo vaccino ricombinante contro la Chikungunya rappresenta sicuramente una svolta importante. Questo strumento aggiuntivo fornisce infatti una valida opzione per la protezione di viaggiatori e fasce della popolazione a rischio, integrandosi così con le misure di controllo dei vettori e la sorveglianza epidemiologica.”
CHIKUNGUNYA
È una malattia trasmessa dalle zanzare, causata dal virus Chikungunya CHIKV. Negli ultimi 20 anni, il virus è emerso in diverse regioni dell’Asia, dell’Africa e delle Americhe, inclusi molti luoghi turistici, provocando spesso focolai estesi e imprevedibili. Dalla sua scoperta, il CHIKV è stato identificato in oltre 110 Paesi, con evidenza di trasmissione confermata in più di 50 Paesi negli ultimi 5 anni. La malattia si manifesta generalmente con sintomi acuti, tra cui febbre, eruzione cutanea, affaticamento, mal di testa e, spesso, dolori articolari intensi e debilitanti. La maggior parte dei pazienti guarisce entro 1-2 settimane, ma il 30-40% può sviluppare artrite cronica che può durare mesi o persino anni.
Nel 2024 sono stati segnalati 620mila casi e oltre 200 decessi a livello globale. Dati recenti suggeriscono che venga gravemente sottostimata e spesso diagnosticata erroneamente come Dengue, a causa della somiglianza dei sintomi.
IL VACCINO
CHIKV VLP è un vaccino per la prevenzione della malattia da Chikungunya negli individui di età pari o superiore ai 12 anni. È progettato per indurre una risposta sierologica robusta, con lo sviluppo dell’immunità protettiva già a partire da una settimana dopo la somministrazione. In attesa dell’approvazione normativa, il vaccino CHIKV VLP sarà disponibile in siringa pre-riempita. CHIKV VLP non contiene materiale genetico virale e pertanto non è infettivo né in grado di causare la malattia, garantendo così la possibilità di vaccinazione a un’ampia fascia di popolazione. È stato approvato dalla Food and Drug Administration FDA degli Stati Uniti e dalla Commissione Europea nel febbraio 2025.



















