Malattia coronarica. “Diagnosi precoce e cura della malattia in fase pre-clinica, con l’impiego delle statine per il controllo della placca aterosclerotica”

Un cambio di paradigma nel trattamento della malattia coronarica è quanto emerge dal Documento di Consenso della Società Europea di Cardiologia. Un gruppo di lavoro europeo di 13 Cardiologi, selezionati dalla ESC, ha pubblicato sullo European Journal of Preventive Cardiology un documento che sancisce il passaggio da un approccio basato principalmente sul controllo dei fattori di rischio cardiovascolare a una strategia di trattamento diretto, mirata a stabilizzare o a far regredire la placca aterosclerotica per prevenire eventi acuti come l’infarto miocardico.

La malattia coronarica rimane la principale causa di mortalità a livello mondiale. Per decenni, la strategia cardine per combatterla è stata la prevenzione attraverso il controllo di fattori di rischio come il colesterolo alto, l’ipertensione e il diabete. Sebbene questo approccio rimanga il pilastro della prevenzione cardiovascolare, le nuove evidenze segnalate dall’ESC si fondano sulla capacità di identificare precocemente i pazienti con aterosclerosi subclinica – prima che si manifestino i sintomi – e di monitorare l’effetto delle terapie direttamente sulla placca stessa. I dati emersi suggeriscono la possibilità di rilevare in modo non invasivo, mediante una TAC, le fasi iniziali dell’aterosclerosi coronarica e di agire sulla placca aterosclerotica attraverso terapie innovative o esistenti. È stato infatti recentemente dimostrato che diverse terapie, dai farmaci ipolipemizzanti, come le statine, a quelli antinfiammatori, possono influenzare la progressione dell’aterosclerosi.

“La presenza di placche è uno dei principali fattori che portano all’infarto, perciò è fondamentale agire su 2 fronti: stabilizzare e ridurre le placche già esistenti ed evitare, allo stesso tempo, la formazione di nuove”, dichiara il dott. Edoardo Conte, principal investigator, referente per il Poliambulatorio Cardiovascolare presso l’Unità di Cardiologia Universitaria, IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, del Gruppo San Donato. “La forza di questo documento sta nell’aver riconosciuto che le statine, farmaci comunemente utilizzati per il controllo del colesterolo, sono in grado di modificare la storia naturale dell’arteriosclerosi. Questa terapia ha una duplice valenza: in parte di prevenzione, perché se la guardiamo rispetto all'infarto si tratta di prevenzione, ma al contempo se la consideriamo in relazione alla aterosclerosi è una terapia.”

Ad oggi l’impiego delle statine ad alte dosi era appannaggio di coloro che avevano già subito un infarto, mentre questo documento mette in risalto l’importanza di anticipare questa terapia in pazienti che abbiano evidenza di placche coronariche, a prescindere dal livello di colesterolo. L’impiego della TC, esame assolutamente non invasivo, è determinante per individuare le placche in fase precoce. “Quanto emerso in tutti gli anni di studio che hanno portato alla realizzazione di questo documento suggerisce di non concentrarsi unicamente sul livello di colesterolo o sulla presenza di sintomi, ma di considerare soprattutto la familiarità e, quando necessario, intervenire precocemente sottoponendo il paziente a una TAC per verificare l’eventuale presenza di placche”, afferma il prof. Daniele Andreini, last senior author del Documento, responsabile Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, ordinario dell’Università degli Studi di Milano.

“In Italia ogni giorno si verificano circa 150 infarti, eventi che possono cambiare repentinamente e significativamente la vita della persona. Risulta quindi evidente – concludono gli autori – come la presa in carico del paziente in una fase iniziale della malattia possa davvero fare la differenza in termini di costi sociali.”