
“Come cambierà la salute dei bambini nei prossimi anni?” Questa la domanda al centro dell’inaugurazione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica SIAIP 2026. Negli ultimi anni, l’evoluzione delle conoscenze sui meccanismi alla base delle malattie allergiche ha aperto la strada a un nuovo modo di trattare i bambini, superando l’approccio tradizionale basato prevalentemente sul controllo dei sintomi. Oggi non si interviene più solo per “spegnere” l’infiammazione, ma per colpire in modo mirato i processi biologici che la determinano. È questo passaggio – dalla gestione dei sintomi alla comprensione dei meccanismi – che rende possibile una terapia più efficace, più personalizzata e, soprattutto, più sostenibile nel tempo.
“Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita significativa delle patologie allergiche e immunologiche in età pediatrica: si stima che fino al 40% dei bambini sotto i 14 anni presenti 1 forma allergica”, dichiara il prof. Gian Luigi Marseglia, ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Pavia, presidente SIAIP. “Questo dato ci dice che non siamo di fronte a un fenomeno marginale, ma a una vera e propria condizione cronica diffusa che incide sulla qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie. In questo scenario, gli anticorpi monoclonali rappresentano un cambio di paradigma. Si tratta di terapie mirate che agiscono su specifici meccanismi della malattia e non in modo generico. Questo ci consente di trattare in maniera più efficace i casi più severi, ridurre le riacutizzazioni, limitare l’uso di corticosteroidi e migliorare in modo significativo la vita quotidiana dei pazienti. È l’ingresso concreto nella Medicina di precisione: non trattiamo più solo la malattia, ma il singolo bambino, con le sue caratteristiche specifiche.”
L’innovazione tecnologica e terapeutica apre nuove prospettive, ma l’ambiente, i cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo raccontano cosa sta accadendo già oggi. L’inquinamento, le temperature mutevoli stanno incidendo sulla qualità dell’aria e prolungando le stagioni polliniche, aumentando l’esposizione dei bambini agli allergeni.
“Quello che stiamo osservando oggi è un cambiamento profondo del quadro allergologico in età pediatrica. Le allergie stanno diventando più frequenti, più precoci e spesso più complesse da gestire. Il punto è che non possiamo più considerarle solo una predisposizione individuale: l’ambiente gioca un ruolo determinante. Continua il prof. Michele Miraglia del Giudice, ordinario di Pediatria dell’Università Luigi Vanvitelli di Napoli. “L’aumento delle temperature, l’inquinamento atmosferico e la maggiore concentrazione di pollini stanno creando una combinazione che amplifica il rischio e la severità delle manifestazioni cliniche. Questo significa che dobbiamo cambiare approccio: non basta più curare il sintomo, ma è necessario agire anche sui fattori ambientali e aiutare le famiglie a riconoscere e gestire meglio le situazioni di rischio quotidiano.”
















