
Nonostante i recenti progressi, circa il 40% dei pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B (diffuse large B-cell lymphoma, DLBCL) recidivato o refrattario va incontro a una ricaduta dopo la prima linea di cura, affrontando un percorso complesso e con opzioni terapeutiche spesso limitate. Da oggi è disponibile anche nel nostro Paese la prima combinazione dell’anticorpo bispecifico glofitamab con gemcitabina e oxaliplatino (GemOx), un trattamento off-the-shelf, ovvero pronto all’uso, e a durata fissa, indicato per i pazienti adulti non idonei al trapianto di cellule staminali autologhe.
I dati dello studio internazionale di fase III Starglo evidenziano vantaggi clinici netti rispetto alla terapia standard R-GemOx:
- Sopravvivenza globale mediana raddoppiata. 25,5 mesi per la combinazione glofitamab + GemOx contro i 12,5 mesi del trattamento di controllo;
- Sopravvivenza libera da progressione. La mediana sale a 14,4 mesi rispetto ai 3,3 mesi della terapia standard;
- Efficacia in seconda linea. Oltre la metà dei pazienti trattati in seconda linea è in vita a 3 anni dall’inizio dello studio, con una sopravvivenza libera da progressione che raggiunge i 20,4 mesi (contro 5,5 mesi);
- Benefici estesi a tutte le fasce d’età. Nei pazienti over75 la sopravvivenza globale mediana si è attestata a 33 mesi rispetto agli 8,3 mesi con R-GemOx.
“Una recidiva entro i 12 mesi orienta verso la terapia CAR-T, mentre oltre i 12 mesi verso il trapianto autologo, ma entrambe le opzioni sono riservate ai soli pazienti eleggibili”, dichiara il prof. Carmelo Carlo-Stella, Humanitas University e IRCCS Humanitas Research Hospital. “Sussiste quindi un importante bisogno clinico insoddisfatto per chi non può accedere a tali percorsi. Nuove possibilità in seconda linea offrono un’opportunità preziosa di controllo della malattia.”
“Lo studio Starglo dimostra un miglioramento significativo della sopravvivenza con un beneficio evidente in seconda linea e nella popolazione anziana”, afferma il prof. Paolo Corradini, Università degli Studi di Milano e Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. “La disponibilità di una terapia off-the-shelf a durata fissa amplia le possibilità di cura per chi non è idoneo a CAR-T o trapianto, offrendo un nuovo potenziale curativo.”
“Oltre all’efficacia clinica, una terapia pronta all’uso e a durata fissa in seconda linea garantisce sostenibilità economica e programmabilità per il Servizio Sanitario”, dichiara Vito Ladisa, SC Farmacia Ospedaliera, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. “Ridurre ricoveri e complicanze legate a un controllo meno efficace della malattia rende l’innovazione concretamente governabile.”
“Terapie pronte all’uso e a durata fissa offrono una speranza concreta a chi ha opzioni limitate, alleggerendo il carico emotivo e organizzativo delle famiglie e garantendo la prossimità delle cure”, afferma Davide Petruzzelli, presidente La Lampada di Aladino ETS. “Il nostro impegno ventennale nell’onco-ematologia – dichiara Anna Maria Porrini, direttore medico Roche Italia – risponde ai bisogni insoddisfatti dei pazienti non eleggibili al trapianto. Questa nuova combinazione espande le opzioni di cura con impatto immediato, e continueremo a investire per trasformare l’innovazione in valore per il Sistema Sanitario.”


















