
Sono circa 565mila le persone in Italia affette da maculopatie degenerative, che si stima possano raddoppiare entro il 2040, raggiungendo 1milione di pazienti, a causa dell’invecchiamento della popolazione e della crescente diffusione di malattie croniche. Anche l’impatto oncologico è significativo: secondo il rapporto I Numeri del Cancro in Italia 2024, sono oltre 3,7milioni gli individui che convivono con una diagnosi di tumore, con 390.100 nuove diagnosi registrate. Le maculopatie degenerative, come la degenerazione maculare legata all’età (nAMD) e l’edema maculare diabetico (DME), insieme alle patologie oncologiche, rappresentano una sfida per il Sistema Sanitario Nazionale, sul piano sia clinico sia economico. Uno scenario che si traduce in un carico sempre più rilevante per il Ssn, in termini di costi diretti, legati alla prevenzione, diagnosi e cura, ma anche indiretti, come la perdita di produttività sul lavoro causata dalla malattia.
La spesa complessiva dell’assistenza a 1 paziente con maculopatia legata all’età si attesta intorno ai 60mila euro, di cui circa il 67% riconducibile a costi sociali. È quanto emerge dallo studio condotto da ALTEMS, che ha messo in luce come una delle principali criticità sia la scarsa aderenza terapeutica. Questa condizione porta a un aumento dei ricoveri ospedalieri, a un utilizzo inefficiente dei farmaci prescritti e a un impatto clinico importante. Tuttavia, una presa in carico più integrata e organizzata del paziente potrebbe generare una significativa riduzione dei costi per il sistema sanitario, con un risparmio stimato di circa 24mila euro per paziente, inclusi i costi sociali legati al supporto dei caregiver.
Anche in ambito oncologico, l’impatto economico e clinico è considerevole: l’aumento della sopravvivenza dei pazienti, che in molti casi supera i 10 anni dalla diagnosi, rappresenta un importante successo sia per i pazienti sia per il Ssn e il sistema sociale. Il valore generato in termini di ritorno alla vita attiva, produttività e consumi supera i costi diretti e indiretti legati alla malattia, evidenziando l’efficacia delle terapie oncologiche e la sostenibilità del percorso di cura. Un risultato che conferma l’importanza di continuare a investire in innovazione, prevenzione e modelli di gestione integrata per garantire risultati concreti per la salute pubblica e la tenuta del sistema sanitario.
Nel 2024, il Piemonte conferma una stabilità nei nuovi casi di tumore, in linea con il trend nazionale, grazie anche all’estensione progressiva della copertura del Registro Tumori regionale, alla promozione di prevenzione, diagnosi precoce e innovazione terapeutica, in un modello di cura che unisce investimenti pubblici e privati, intelligenza artificiale e telemedicina, sostenibilità e accessibilità delle cure.
Per quanto riguarda le maculopatie degenerative, la forma più diffusa in Piemonte è la degenerazione maculare legata all’età, che colpisce una parte rilevante della popolazione anziana. Considerando che circa 1/4 della popolazione piemontese ha più di 64 anni, si stima che decine di migliaia di persone siano affette da questa patologia. A ciò si aggiunge l’edema maculare diabetico, la cui incidenza è in crescita in parallelo all’aumento dei casi di diabete e all’invecchiamento della popolazione.
I temi sono stati al centro del Tavolo Clinico-Istituzionale Oncologia e Oftalmologia in Piemonte: Diagnosi Precoce, Innovazione Terapeutica e Sostenibilità, svoltosi nei giorni scorsi a Torino. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, professionisti sanitari, Associazioni di pazienti e principali stakeholder del settore, con l’obiettivo di migliorare gli outcome di cura e promuovere un modello integrato per l’accesso e la presa in carico del paziente in Piemonte. L’incontro, moderato dal dott. Eugenio Di Brino, di ALTEMS, ha rappresentato un momento di confronto con un focus sull’importanza di:
- “Implementare programmi di screening e diagnosi precoce, anche attraverso l’uso della telemedicina e tecnologie avanzate;
- Promuovere un approccio sistemico alla valutazione delle terapie innovative per superare la frammentazione della spesa e integrando criteri clinici, economici e organizzativi;
- Rafforzare l’appropriatezza prescrittiva tramite linee guida condivise, formazione continua e strumenti di supporto decisionale, salvaguardando l’autonomia del clinico in un quadro di responsabilità condivise.”
Cuore del dibattito, la necessità di sviluppare Percorsi Diagnostici e Terapeutici che pongano il paziente al centro dell’assistenza e si basino su risultati misurabili in termini di salute e qualità di vita. Grande attenzione è stata dedicata all’importanza di ampliare l’accesso a programmi di screening capillari e tecnologicamente avanzati, indispensabili per garantire una diagnosi precoce e accurata sia in ambito oncologico sia oftalmologico. In parallelo, è emersa l’urgenza di investire nella formazione continua degli operatori sanitari, per promuovere l’appropriatezza prescrittiva e l’uso consapevole delle risorse disponibili. Altro elemento ritenuto cruciale, il rafforzamento della collaborazione multidisciplinare tra Specialisti, per costruire percorsi integrati e personalizzati capaci di rispondere in modo efficace alla complessità clinica dei pazienti.














