Parkinson. Franceschini riaccende l’attenzione sulla malattia. “L’IRCCS San Raffaele di Roma coinvolto nello studio di fase III sull’anticorpo anti-alfa-sinucleina

La scelta di Dario Franceschini di rendere pubblica la propria diagnosi di Parkinson, ricevuta nel 2020, riporta l’attenzione su una patologia neurodegenerativa che in Italia interessa circa 400mila persone e che, contrariamente a quanto spesso si pensa, non riguarda esclusivamente la popolazione anziana. Nel raccontare pubblicamente la propria esperienza, l’ex ministro ha richiamato l’attenzione anche sul rischio di isolamento che può accompagnare la diagnosi, invitando le persone con Parkinson a non rinunciare alla propria vita personale, sociale e professionale. “Rendere visibile la malattia e parlarne apertamente è importante anche per superare lo stigma che ancora oggi può accompagnare il Parkinson”, dichiara il prof. Fabrizio Stocchi, responsabile del Centro Parkinson, Parkinsonismi e Disturbi del Movimento dell’IRCCS San Raffaele di Roma e ordinario di Neurologia all’Università Telematica San Raffaele.

Ma il caso Franceschini offre anche l’occasione per ribadire come il Parkinson non sia soltanto una malattia dell’età avanzata: “1 paziente su 4 presenta l’esordio della malattia prima dei 50 anni. Tra le patologie neurodegenerative, il Parkinson è quella che è aumentata di più”, prosegue Stocchi. “I casi sono raddoppiati negli ultimi 15 anni e si stima un ulteriore aumento nei prossimi 15; un fenomeno che non può essere spiegato soltanto con l’allungamento della vita media, perché a crescere sono anche le diagnosi nelle persone tra i 40 e i 50 anni.”

TREMORE NON SEMPRE PRESENTE. IMPORTANTE RICONOSCERE I PRIMI SEGNALI

Anche sul piano dei sintomi persistono convinzioni che possono rendere più difficile riconoscere precocemente la malattia. Il tremore è infatti la manifestazione più comunemente associata al Parkinson, ma non è sempre presente: “Il sintomo caratteristico della malattia è la bradicinesia, cioè il rallentamento motorio. La triade dei principali segni motori è costituita da bradicinesia, rigidità muscolare e tremore, ma circa il 27% dei pazienti non presenta tremore”, sottolinea Stocchi. Da qui l’importanza di non sottovalutare modificazioni persistenti del movimento e di rivolgersi a Centri specializzati per arrivare il prima possibile a una corretta diagnosi.

OBIETTIVO DELLA RICERCA È RALLENTARE LA PROGRESSIONE DELLA MALATTIA

Accanto allo sviluppo di trattamenti sempre più efficaci nel controllo dei sintomi, la sfida è riuscire a intervenire sui meccanismi biologici coinvolti nella progressione della malattia: “Oggi disponiamo di terapie sintomatiche, a partire dalla levodopa, che funzionano molto bene soprattutto nelle prime fasi”, afferma ancora Stocchi. “Con il progredire della malattia, però, possono comparire complicanze motorie, come i fenomeni ‘on-off’, con alternanza durante la giornata di periodi di buona e ridotta risposta alla terapia, e le discinesie, cioè movimenti involontari. Per questo la ricerca sta lavorando a trattamenti che possano non soltanto controllare i sintomi, ma rallentarne il decorso.”

Tra le strategie più avanzate figura prasinezumab, anticorpo monoclonale sperimentale diretto contro l’alfa-sinucleina, proteina coinvolta nei meccanismi patologici associati alla progressione del Parkinson. Dopo gli studi clinici di fase II, il farmaco è oggi oggetto di uno studio internazionale di fase III, finalizzato a valutarne efficacia e sicurezza nelle persone con Parkinson in fase iniziale. L’IRCCS San Raffaele di Roma e l’IRCCS San Raffaele di Cassino sono tra i centri italiani coinvolti nella sperimentazione, mentre il prof. Stocchi è responsabile per l’Italia del trial. Lo studio internazionale ha coinvolto circa 950 pazienti e ha appena completato l’arruolamento; i risultati sono attesi nei prossimi anni.