
Quali attenzioni debbono avere i Reumatologi nei confronti del paziente obeso? Quali rischi di mancata risposta terapeutica corrono i pazienti reumatici che sono anche obesi? Questi alcuni degli interrogativi emersi nel corso del XXVIII Congresso del Collegio Reumatologi Italiani-CReI, recentemente svoltosi a Bologna. “Prima di tutto, c’è a sottolineare che la Legge 2025/741, Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili, costringe tutto il Ssn e tutti gli Specialisti a confrontarsi con il ‘problema obesità’, ed il CReI non poteva rimanere fermo di fronte ad un argomento così importante”, afferma Daniela Marotto, past president del Collegio. “Ci troviamo di fronte a una vera e propria epidemia, come è stato affermato dal Legislatore, ed è un’epidemia che coinvolge tutta la popolazione, soprattutto alcune fasce di età ed alcune popolazioni particolarmente fragili, come quella reumatologica. L’obesità, come è noto, è correlata a molte comorbidità: si conosce da tempo, ad esempio, il rischio cardiovascolare associato al paziente obeso, mentre è meno conosciuta la relazione con le malattie reumatologiche. Però si è già notato che i pazienti obesi hanno un rischio aumentato di sviluppare patologie come ad esempio l’artrite reumatoide, con un rischio di comorbilità più alto del 23% rispetto ai pazienti normopeso.”
“Noi Reumatologi dobbiamo iniziare a lavorare e cambiare l’approccio al nostro paziente che deve essere più sempre più a 360°, per giungere realmente a considerare il paziente nel suo complesso”, prosegue Marotto. “E questo non solo per cogliere il rischio associato, ma anche perché il paziente reumatologico obeso risponde meno alle terapie, perché il tessuto adiposo produce sostanze infiammatorie. Questo fa sì che il paziente obeso sia tendenzialmente in uno stato di infiammazione cronica di basso grado, portando, ad esempio, ad una scarsa risposta ai farmaci biotecnologici che sono armi oggi potentissime nella gestione della nostra patologia.” In pratica, spiega Marotto, il paziente obeso rischia di “spuntare le migliori armi terapeutiche”, rendendole meno efficaci; di conseguenza, il paziente reumatologico obeso presenta un rischio di abbandono per inefficacia delle terapie molto più alto rispetto a un paziente normopeso. “È assolutamente fondamentale [...] lavorare di concerto con altre figure. Sicuramente il Diabetologo e l’Endocrinologo sono i primi con cui entrare in una relazione forte e duratura, ma non escludiamo altre figure, come anche lo Psicologo, il Nutrizionista ed il Dietologo, visto che stiamo parlando di una patologia particolarmente complessa e che riguarda un paziente decisamente fragile.”














