A rischio punti nascita e interruzione di gravidanza a Genova? La risposta di Gratarola

Dopo le anticipazioni stampa dei giorni scorsi circa la chiusura di alcuni punti nascita a Genova, la polemica non si placa, e si estende anzi questa volta all’interruzione di gravidanza, generalmente praticata presso l’ospedale di Voltri, nell’estremo ponente cittadino, dove per l’appunto dovrebbe essere chiuso uno dei punti nascita. Per l’assessore alla Salute, Angelo Gratarola, ancora non ci sono certezze riguardo al nuovo Piano Socio Sanitario. “Il Ministero stabilisce delle regole che sono sostanzialmente orientate alla sicurezza ovvero garantire alla madre e al neonato il livello più alto possibile di assistenza”, dichiara. “Il problema della chiusura o degli spostamenti di punti nascita, che si vanno leggendo di volta in volta sui vari mezzi di informazione, rappresentano delle ipotesi che l’assessorato sta valutando perché si tratta di elementi che saranno contenuti nel nuovo piano socio sanitario che sarà varato all’inizio del 2023. Le ipotesi sul tavolo – continua – devono comunque rispettare essenzialmente la normativa dettata dal Decreto Ministeriale 70 del 2015, che stabilisce in 500 nascite annue il livello minimo sotto il quale un punto nascite è insicuro, ma che fissa in 1.000 il numero ideale. Questa cifra è il nostro target naturale perché intorno a quel valore si è stabilito esserci, secondo la letteratura scientifica, il massimo della sicurezza raggiungibile.”

“Per quanto attiene invece l’interruzione volontaria di gravidanza, non siamo di fronte ad un problema ostetrico, ma squisitamente ginecologico”, dichiara Gratarola. “Ne è prova il fatto che, per quanto riguarda il caso dell’Evangelico, le interruzioni volontarie chirurgiche si effettuino nella sede di Castelletto, che non è un punto nascita. Risulta quindi pretestuoso affermare che l’eventuale chiusura del punto nascita di Voltri porti inevitabilmente alla non applicazione della legge 194. Bisogna poi aggiungere che l’aborto farmacologico, ovvero la somministrazione della RU486, viene compiuto in alcuni punti della città ed è allo studio del Ministero la possibilità di individuare altre strutture che raggiungano determinati criteri stabiliti dallo stesso Ministero della Salute.”