
A 5 mesi dall’avvio del progetto di ricerca Brimberg, promosso da Fondazione Anthem in collaborazione con l’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, i primi dati raccolti evidenziano come oltre il 40% della popolazione individuata – considerata a rischio ma senza precedenti eventi cardiovascolari – presenti segni di scompenso cardiaco precoce non diagnosticato. È la fotografia preliminare del sommerso clinico legato a questa patologia che emerge dallo studio – che integra Medicina territoriale, tecnologie digitali e analisi avanzata dei dati – condotto a Bergamo, in Val Brembana e Valle Imagna, grazie anche all’impiego delle tecnologie acquisite attraverso il Piano Nazionale Complementare PnC, che ha integrato e potenziato i PNRR con investimenti aggiuntivi. La sperimentazione è condotta nell’ambito del Pilot 2.2 - Studio Epidemiologico delle Malattie Cardiovascolari nelle Aree Montane, sviluppato da Fondazione Anthem Advanced Technologies for Human-Centred Medicine, coordinato da Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università degli Studi di Bergamo e ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, con la collaborazione di ATS della Città Metropolitana di Milano.
FINALITÀ DELLO STUDIO
Obiettivo dello studio è individuare precocemente lo scompenso cardiaco e la disfunzione ventricolare sinistra in popolazioni a rischio, prima della comparsa di manifestazioni cliniche evidenti. La diagnosi precoce della disfunzione cardiaca è infatti fondamentale per intervenire tempestivamente con terapie che possano modificare il corso naturale della patologia. Questa condizione può precedere la sindrome conclamata di insufficienza cardiaca, che si verifica quando il cuore non è in grado di pompare sangue o di accoglierlo nel ventricolo in modo efficiente, portando a sintomi debilitanti quali la mancanza di respiro, la stanchezza, il gonfiore delle gambe con una riduzione significativa della qualità della vita e che rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità nel mondo.
SELEZIONE PAZIENTI
La selezione dei pazienti arruolati nello studio – residenti a Bergamo, in Val Brembana e in Valle Imagna – è avvenuta grazie alla collaborazione dei Medici di assistenza primaria che hanno aderito al progetto identificando soggetti a rischio senza precedente diagnosi di scompenso cardiaco. Gli assistiti sono stati effettivamente arruolati dopo aver valutato insieme ai ricercatori il beneficio stimato dalla partecipazione allo studio. Ad oggi, sono oltre 600 i pazienti arruolati, con specifiche combinazioni tra età e fattori di rischio cardiovascolare: almeno 1 fattore tra i 70 e gli 80 anni; 2 tra i 60 e i 69 anni; 3 tra i 50 e i 59 anni. Tra i principali fattori di rischio rilevati figurano: ipertensione arteriosa (82%); ipercolesterolemia (70%); diabete mellito (28%); obesità (25%); altre condizioni, tra cui apnee notturne e fibrillazione atriale.
RISULTATI PRELIMINARI
Nei primi 5 mesi di avvio della fase operativa del progetto, tra ottobre 2025 e marzo 2026, 310 pazienti arruolati sono già stati sottoposti a una prima valutazione clinica e laboratoristica. I risultati preliminari indicano che il 23% dei partecipanti presenta sintomi compatibili con scompenso cardiaco, mentre il 20% mostra una disfunzione ventricolare sinistra asintomatica. Un ulteriore 30% riferisce dispnea non spiegata dai principali parametri utilizzati nello studio. La popolazione analizzata presenta un’età mediana di 69 anni (intervallo 64-74) ed è composta per il 45% da donne e per il 55% da uomini. Il monitoraggio si è avvalso di esami di laboratorio e strumentali molto sofisticati, grazie anche all’uso di dispositivi indossabili per il monitoraggio remoto in grado di valutare nel tempo valori come l’elettrocardiogramma e la respirazione.
I dati evidenziano l’elevata prevalenza di forme precoci o silenti di scompenso cardiaco di lieve entità e disfunzione cardiaca e confermano la necessità di sviluppare strategie di screening mirate, efficaci e sostenibili. Allo stesso tempo, emerge una limitata correlazione tra biomarcatori e sintomi, con una quota significativa (circa 1/3) di soggetti che presenta dispnea non ancora spiegata, indicando la complessità diagnostica di queste condizioni nelle fasi iniziali.
“Abbiamo scelto di essere partner di Fondazione Anthem perché condividiamo l’idea di una ricerca che utilizza le tecnologie digitali per avvicinare le cure ai pazienti”, dichiara Francesco Locati, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII. “Questo progetto dimostra concretamente come investire in ricerca possa tradursi in benefici reali, sia per le persone sia per il Sistema Sanitario. Mettere insieme ricerca, innovazione e pratica clinica ci aiuta a capire meglio come curare in modo più efficace e sostenibile.”
“I primi risultati dello studio Brimberg dimostrano quanto sia decisivo costruire una ricerca che sia davvero radicata nel territorio”, afferma il prof. Stefano Paleari, dell’Università degli Studi di Bergamo, presidente della Fondazione Anthem. “Il coinvolgimento capillare dei Medici di Medicina Generale e delle comunità locali, grazie alla proficua collaborazione con ASST Papa Giovanni XXIII, ci consente di intercettare bisogni reali e di restituire una fotografia molto più fedele dello stato di salute della popolazione, soprattutto nelle aree periferiche della provincia. È proprio in questa integrazione tra ricerca e Medicina di prossimità che si misura il valore di Anthem: i dati che emergono non sono solo evidenze scientifiche, ma strumenti concreti per orientare politiche di prevenzione, anticipare l’insorgenza delle patologie e intervenire prima che si manifestino in forma conclamata. È così che la ricerca, sostenuta con risorse pubbliche, può generare un impatto reale e misurabile sulla salute delle persone.”
“Questi primi risultati confermano con chiarezza quanto la prevenzione precoce sia oggi la vera frontiera della sanità pubblica”, dichiara Alessandra Gallone, presidente Ispra e rappresentante del Ministero dell’Università e della Ricerca in Anthem. “Intercettare oltre il 40% di condizioni non diagnosticate significa portare alla luce un sommerso che incide profondamente sulla qualità della vita delle persone e sulla sostenibilità del sistema sanitario.”
“Abbiamo osservato con grande interesse i risultati preliminari dello studio Brimberg”, afferma il prof. Guido Cavaletti, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, direttore scientifico di Fondazione Anthem. “[...] sono particolarmente rilevanti perché confermano l’elevata prevalenza di forme precoci o silenti di disfunzione cardiaca in popolazioni a rischio, condizioni che spesso però non sono intercettate dai percorsi diagnostici tradizionali.”


















