Settimana Mondiale della Sclerosi Multipla 2024. I Neurologi SIN evidenziano i progressi compiuti nella diagnosi e nel trattamento della malattia

In occasione della Settimana Mondiale della Sclerosi Multipla 2024, la Società Italiana di Neurologia SIN evidenzia i significativi progressi compiuti negli ultimi anni nella diagnosi e nel trattamento di questa malattia, sottolineando come questi sviluppi stiano cambiando radicalmente l’approccio terapeutico, migliorando notevolmente la qualità della vita dei pazienti affetti da sclerosi multipla, patologia che nel nostro Paese riguarda circa 150mila persone, soprattutto giovani adulti con un picco fra i 20 e i 30 anni e il doppio delle donne rispetto agli uomini: “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’importante implementazione di nuovi criteri diagnostici, che permettono di ottenere una diagnosi precoce della SM fin dall’esordio clinico nella maggioranza dei pazienti”, dichiara il prof. Claudio Gasperini, responsabile del Gruppo di Studio Sclerosi Multipla SIN. “Questa evoluzione consente di intervenire tempestivamente, aumentando le possibilità di gestione efficace della malattia. Parallelamente, l’utilizzo di tecniche avanzate di risonanza magnetica ha fornito nuove evidenze sulla precocità del danno neurodegenerativo causato dalla SM. Queste tecniche avanzate permettono di individuare con maggiore precisione i danni iniziali, facilitando interventi terapeutici tempestivi e mirati. Inoltre – prosegue – la disponibilità di un numero crescente di farmaci ad alta efficacia rappresenta un ulteriore progresso. La maturata esperienza, condivisa all’interno del network italiano dei Centri SM, sull’uso di questi farmaci, ha dimostrato che il trattamento precoce con farmaci ad alta efficacia può cambiare la storia naturale della malattia. Numerosi studi pubblicati negli ultimi anni dimostrano che tali trattamenti possono prevenire la progressione della SM e, di conseguenza, ridurre l’accumulo di disabilità.”

“È oggi universalmente riconosciuta dalla comunità neurologica l’importanza di intervenire sulla malattia il più precocemente possibile con i farmaci più efficaci per prevenire il danno neurodegenerativo”, afferma il prof. Alessandro Padovani, presidente SIN. “Le prime fasi della SM rappresentano una finestra terapeutica cruciale per ritardare o prevenire la progressione irreversibile della disabilità, la quale è responsabile degli alti costi sociali associati alla sclerosi multipla; in ultima istanza, quindi, l’utilizzazione dei farmaci ad alta efficacia porterebbe nel tempo ad una notevole riduzione dei costo socio-sanitari oltre che a un miglioramento della qualità di vita delle persone con SM e dei propri caregiver.”

In Italia, la cura della sclerosi multipla è affidata a circa 240 Centri specializzati e distribuiti su tutto il territorio. Questi operano seguendo un modello organizzativo avanzato, progettato per implementare efficacemente le linee di indirizzo del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale nazionale. Il PDTA è stato sviluppato grazie al lavoro collaborativo tra SIN, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali AGENAS e Associazione Italiana Sclerosi Multipla AISM, e permette di fornire un’assistenza di alta qualità, rispondendo in modo efficace e tempestivo alle complesse esigenze dei pazienti migliorandone significativamente la qualità di vita. Inoltre, il Registro Italiano di SM sta facendo un prezioso lavoro di raccolta dati tra i pazienti che permetterà di migliorare le conoscenze sulla malattia, con benefici futuri per tutte le persone che hanno una diagnosi certa o possibile di sclerosi multipla.

“Guardando al futuro – prosegue la nota della SIN – è auspicabile una collaborazione sempre più stretta tra comunità scientifica, Agenzie regolatorie del farmaco e Associazione Italiana dei Pazienti con SM per il superamento della Nota 65 e la revisione dei criteri di prescrizione dei farmaci di prima e seconda linea sostituendo queste definizioni con quelle scientificamente più corrette di farmaci di ‘moderata efficacia’ e di ‘elevata efficacia’ e consentendo così ai Neurologi di scegliere il farmaco più adatto per iniziare i percorsi terapeutici più efficaci per i singoli pazienti. Questo approccio rispetterebbe pienamente i principi della medicina basata sull’evidenza e della buona pratica clinica.”