Tumore ovarico ed endometriale. Il Papa Giovanni XXIII selezionato da Fondazione Onda tra gli ospedali specializzati

Anche il Papa Giovanni XXIII figura tra i 40 ospedali “a misura di donna” che sono stati selezionati per l’offerta di percorsi e servizi dedicati alle donne con tumore all’ovaio o all’endometrio. In qualità di centro di terzo livello, è l’unico ospedale della provincia di Bergamo a essere stato selezionato, in un elenco di strutture che si distinguono per l’alta specializzazione, la multidisciplinarietà della presa in carico e la capacità di offrire alle pazienti un’assistenza “umana e personalizzata”. La mappatura dei Percorsi di Oncologia Ginecologica a Misura di Donna è stata realizzata da Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e di Genere, e presentata al Senato della Repubblica. All’iniziativa, realizzata con il contributo incondizionato di GSK, hanno aderito 130 ospedali italiani che avevano già ricevuto da Fondazione Onda il riconoscimento dei Bollini Rosa per l’attenzione ai percorsi femminili di diagnosi e cura. L’assegnazione del riconoscimento alle 40 strutture selezionate è avvenuta da parte di un apposito advisory board, che ha validato per ciascun ospedale la candidatura, i servizi offerti e i risultati.

L’ospedale Papa Giovanni XXIII è un centro di terzo livello in grado di offrire alla paziente le competenze di tutte le branche dell’Ostetricia e della Ginecologia, dalla patologia ginecologica, benigna o maligna, all’ostetricia fisiologica e patologica, fino alla procreazione medicalmente assistita e alla preservazione della fertilità. La personalizzazione nella presa in carico al Papa Giovanni XXIII della paziente affetta da tumore all’ovaio o all’endometrio si basa sia sulla chirurgia di precisione, e se possibile mininvasiva, utilizzando quando necessario la piattaforma robotica, sia sull’accesso a terapie farmacologiche sempre più aggiornate, grazie alla partecipazione a studi clinici. Altro punto di forza è la medicina di precisione, con la profilazione molecolare oltre che istologica dei tumori dell’ovaio e dell’endometrio. Alle pazienti ad alto rischio eredo-familiare di sviluppare neoplasie viene offerta una consulenza oncogenetica specifica. È promosso il coinvolgimento attivo dei famigliari, che possono avvalersi, così come la paziente, di un servizio psicologico. Sono presenti servizi di supporto alla donna, con la presenza di mediatori culturali e di associazioni di volontariato.

La presa in carico della paziente ai percorsi oncoginecologici è semplificata al massimo: è sufficiente scrivere una e-mail a centro.ginecologiaoncologica@asst-pg23.it, inviando la diagnosi o la ricetta con il solo sospetto diagnostico; gli specialisti contatteranno la paziente per la successiva presa in carico per le indagini e le cure.

“L’approccio che offriamo alle pazienti affette da patologia oncologica è strutturata con modalità multidisciplinare. I nostri specialisti in team offrono alla donna una presa in carico a 360°”, dichiara Marco Carnelli, direttore dell’Ostetricia e Ginecologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII. “Da diversi anni è operativo un tumor board multidisciplinare che vede coinvolti Radiologi, Medici nucleari, Radioterapisti e Anatomopatologi. In sinergia con l’Oncologia Medica, sono attivi percorsi ad hoc di sorveglianza per le pazienti portatrici di sindromi di predisposizione genetica.”

L’indagine conoscitiva realizzata da Fondazione Onda in collaborazione con Elma Research ha voluto ricostruire il vissuto e l’esperienza di terapia delle pazienti con carcinoma dell’ovaio o dell’endometrio. L’irruzione della malattia, evidenzia l’indagine, sancisce un cambiamento drastico, definitivo con un impatto drammatico sulla qualità di vita delle pazienti, accompagnato da un sentimento di incertezza e di angoscia, con riflessi sulla sfera relazionale, sul senso della propria identità, sulla sfera sessuale e in diversi casi anche lavorativa. Nel racconto di molte pazienti, emerge un bisogno di orientamento di fronte alla diagnosi e di una presa in carico globale, multidisciplinare, con obiettivi terapeutici chiari e condivisi che le facciano sentire accolte, protette, in cura.

“Una malattia che muta radicalmente lo scenario e le prospettive di vita delle pazienti, vissuta come un invasore mostruoso e che attiva meccanismi di difesa estremi come la negazione, nel tentativo di allontanare il ‘male’ da sé e predisporsi a lottare per sconfiggerlo”, afferma Francesca Merzagora, presidente Fondazione Onda. “È questo il primo aspetto che emerge dalla nostra indagine sulle donne colpite da tumore all’ovaio o all’endometrio. La presenza di metastasi già all’esordio è un ‘trauma nel trauma’, talmente angosciante che in alcuni casi è in qualche modo ignorata, rimossa, in molti altri attiva sensi di colpa per la mancata prevenzione. Di fronte a questo impatto spesso le donne si sentono prive di un percorso che le rassicuri, che dia loro informazioni dettagliate sulle possibilità di cura, che attivi una piena presa in carico. […] l’obiettivo del nostro lavoro di mappatura è proprio questo: aiutare queste donne a orientarsi in un percorso già difficile, con tutti gli strumenti che ci sono per affrontare al meglio la loro condizione.”

Il cancro dell’ovaio è un tumore piuttosto raro: secondo i dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori AIRTUM, colpisce nell’arco della vita 1 donna su 82. È un tumore che sfugge alla diagnosi precoce: spesso ha già dato metastasi quando viene diagnosticato (fonte AIRTUM AIOM). I tumori dell’endometrio rappresentano la quasi totalità dei tumori che colpiscono il corpo dell’utero, e si collocano al quinto posto per frequenza tra i tumori più diagnosticati nelle donne (5% di tutte le diagnosi di tumore nel sesso femminile) con circa 8.700 nuovi casi all’anno in Italia (fonte: AIRC).

“Questo prestigioso riconoscimento conferma l’elevata specializzazione dei nostri percorsi di diagnosi e cura rivolti alla donna lungo tutte le fasi della vita, a partire dall’ambito Ostetrico e Ginecologico”, dichiara Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII. “Un’attenzione che va oltre il percorso clinico, per estendersi fino al sostegno psicologico, al supporto alla cura di sé, grazie al lavoro prezioso delle associazioni con cui collaboriamo, fino all’orientamento ai servizi sociosanitari esistenti. Questo perché la malattia ha quasi sempre pesanti ricadute sulla sfera relazionale, esistenziale e professionale delle nostre pazienti. La stessa Fondazione Onda, che ringrazio, riconosce da tempo la nostra natura di ‘ospedale a misura di donna’ con l’attribuzione dei tre Bollini Rosa, la massima valutazione per una struttura sanitaria. Più di recente, come Direzione abbiamo voluto rafforzare questa vocazione nel nuovo Piano strategico, rafforzando il coordinamento dei percorsi esistenti tra l’ospedale e la nostra rete dei consultori territoriali e introducendo la previsione di una nuova Unità dedicata ai tumori della donna all’interno dell’Oncologia.”