Tumore della prostata in crescita nel Lazio. “Oltre 3mila nuove diagnosi negli ultimi 12 mesi. In Italia, ogni anno se ne registrano 40.500”

In Italia il tumore della prostata rappresenta la neoplasia più frequente tra gli uomini. Secondo i dati dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica AIOM, ogni anno nel nostro Paese vengono diagnosticati circa 40.500 nuovi casi di tumore alla prostata e 23.650 di questi, secondo dati Agenas, sono sottoposti a prostatectomia radicale; 143 Strutture ne realizzano almeno 50 l’anno, coprendo l’80% dei casi, mentre il 16% dei pazienti è trattato in Strutture con meno di 45 interventi l’anno. Nel Lazio, ogni anno vengono diagnosticati più di 3mila nuovi casi di tumore della prostata, pari al 9,4% di tutte le neoplasie della Regione. È quanto emerge dal documento ufficiale PDTA Neoplasia Prostatica della Regione Lazio (Delibera n. 1273 del 10 luglio 2025, ASL Roma 5).

Nonostante i tassi di sopravvivenza a 5 anni superino ormai il 90%, il tumore della prostata resta una sfida significativa: ogni anno si registrano oltre 8.200 decessi, e i nuovi casi sono destinati a crescere dell’1% all’anno fino al 2040. “Le principali innovazioni terapeutiche nel tumore della prostata stanno cambiando la prospettiva clinica dei pazienti, grazie all’introduzione di farmaci a target molecolare e, più di recente, alla medicina di precisione supportata dall’intelligenza artificiale”, dichiara Fabio Calabrò, direttore di Oncologia Medica 1 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena IRCCS nel corso dell’incontro clinico-istituzionale Oncologia nel Lazio. Diagnosi Precoce, Innovazione Terapeutica e Sostenibilità: Migliorare gli Outcome di Cura. “L’obiettivo è duplice: individuare i soggetti ad alto rischio e personalizzare il trattamento, evitando overtreatment e garantendo appropriatezza prescrittiva. Questo approccio è indispensabile in un contesto in cui in Italia si registrano oltre 0,5milioni di persone con una diagnosi di tumore prostatico. Parallelamente, la costruzione di reti oncologiche regionali e l’attivazione di piattaforme digitali condivise rendono possibile una gestione realmente multidisciplinare, in cui Medici di base, Specialisti e Centri di riferimento collaborano in modo integrato. Questo modello migliora l’accesso alle cure, la sostenibilità del sistema e la qualità di vita dei pazienti, che possono essere seguiti vicino casa quando la condizione clinica lo consente.”

“Nel tumore della prostata la vera innovazione è saper unire efficacia, appropriatezza e sostenibilità”, afferma Bernardo Maria Cesare Rocco, direttore U.O.C. Clinica Urologica Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore. “Lo screening deve essere mirato: rivolto a chi presenta familiarità o rischio genetico, integrando PSA e risonanza magnetica senza contrasto, così da ridurre la mortalità evitando l’overtreatment. È tempo di un modello nazionale, equo, che non lasci differenze tra Regioni. La qualità delle cure dipende anche dall’organizzazione: interventi complessi nei centri ad alto volume e una rete che colleghi ospedali, medici di base e specialisti. Solo un lavoro multidisciplinare garantisce decisioni più precise e percorsi più rapidi. Dobbiamo adottare una medicina di misura: dal massimo trattamento tollerato al minimo trattamento efficace. È questa la chiave per offrire cure di valore ai pazienti e un sistema sanitario davvero sostenibile.”

“È fondamentale che la rete oncologica centrale dialoghi con il territorio”, dichiara Fabio De Lillo, responsabile Coordinamento Attività Strategiche Spesa Farmaceutica. “A supporto di questa rete è stata istituita anche una rete delle anatomie patologiche, che consente una valutazione rapida dei casi sospetti di tumore. Un ruolo centrale è svolto inoltre dallo screening oncologico, coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, che permette di intercettare precocemente le formazioni tumorali e di sensibilizzare i cittadini all’importanza della diagnosi preventiva. La rete oncologica, nel suo insieme, opera in modo capillare su tutto il territorio regionale, ma è necessario un crescente coinvolgimento e una maggiore partecipazione da parte dei cittadini.”

“La Medicina Generale non è un anello accessorio della rete oncologica, ma il suo punto di partenza e di continuità”, afferma Walter Marrocco, responsabile Scientifico della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale FIMMG. “Se vogliamo migliorare davvero gli outcome di cura nel Lazio, dobbiamo costruire una rete che parli un linguaggio comune, che metta il paziente al centro e che riconosca nel medico di famiglia il riferimento costante lungo tutto il percorso di malattia e di vita.”

TUMORE DELLA PROSTATA

Le origini del tumore alla prostata sono multifattoriali, legate a fattori genetici e ambientali. Tra i principali fattori di rischio figurano l’età, la storia familiare, le mutazioni genetiche, la sindrome metabolica, l’obesità, lo stile di vita e l’alimentazione, oltre al fumo e al consumo di alcol. In Italia, circa il 27% degli uomini adulti sono fumatori e l’11% presenta obesità, condizioni che possono aumentare l’aggressività della malattia. La familiarità gioca un ruolo significativo: circa 1 paziente su 10 sviluppa una forma ereditaria della malattia, e tra coloro con carcinoma metastatico, il 12% presenta mutazioni ereditarie in geni coinvolti nella riparazione del DNA, in particolare nel gene BRCA2.