
L’ictus cerebrale rimane una delle emergenze sanitarie più rilevanti a livello europeo. Nel 2025, nei 47 Paesi del vecchio continente sono stati registrati circa 1,46milioni di casi, con un impatto economico stimato in 60miliardi di euro e una persistente disomogeneità nell’accesso alle cure: Stroke Unit, trombolisi sistemica, trombectomia meccanica e follow-up strutturato restano distribuiti in modo non uniforme tra i diversi Sistemi Sanitari Nazionali. È in questo quadro che si colloca il XII Congresso Nazionale, che dal 16 al 18 aprile 2026 riunisce clinici, ricercatori, decisori di politica sanitaria e rappresentanti delle Associazioni di pazienti attorno all’obiettivo condiviso di garantire a ogni persona colpita da ictus, indipendentemente dall’area geografica di residenza, un accesso tempestivo, appropriato e continuativo alle migliori cure disponibili.
PREVENZIONE
L’orizzonte programmatico di riferimento è lo Stroke Action Plan for Europe 2018-2030 SAP-E, aggiornato a metà percorso nel 2026. Il piano articola 4 obiettivi strategici interconnessi:
- “Ridurre di oltre il 15% l’incidenza di ictus, standardizzata per età e sesso, entro il 2030;
- Assicurare che almeno il 90% dei pazienti in fase acuta venga ricoverato in una Stroke Unit come primo livello di cura;
- Dotare ciascun Paese di un Piano Nazionale strutturato lungo l’intero continuum, dalla prevenzione primaria alla riabilitazione e alla vita dopo l’ictus;
- Intervenire in modo multisettoriale sui fattori di rischio e sui determinanti ambientali, sociali ed educativi della salute cerebrovascolare”.
“I 4 grandi obiettivi europei sono chiari: ridurre l’incidenza di ictus standardizzata per età e sesso di oltre il 15% entro il 2030; trattare almeno il 90% dei pazienti acuti in Stroke Unit come primo livello di cura; dotare ogni Paese di un Piano Nazionale lungo l’intero continuum; agire in modo multisettoriale sui fattori di rischio e sui determinanti della salute cerebrovascolare”, dichiara Francesca Romana Pezzella, chair SAP-E e segretario nazionale dell’Italian Stroke Association - Associazione Italiana Ictus ISA-AII.
ITALIA E SAP-I. PUNTI DI FORZA E AREE DI MIGLIORAMENTO
“L’ictus richiede oggi una visione che vada oltre la singola prestazione clinica”, afferma Mauro Silvestrini, past president ISA-AII. “Costruire il futuro della cura significa rendere strutturali le buone pratiche, superare le disuguaglianze territoriali e rafforzare una governance nazionale fondata su reti, dati e responsabilità condivise. ISA-AII 2026 riafferma la necessità di trasformare l’eccellenza in un diritto concreto e misurabile per tutte le persone colpite da ictus.”
PRIORITÀ OPERATIVE
“ISA-AII 2026 porta al centro un cambio di passo: passare dalla somma di eccellenze locali a una strategia nazionale misurabile, sostenibile e centrata sulla persona”, dichiara Leonardo Pantoni, presidente eletto ISA-AII. “Le priorità indicate dal SAP-I sono concrete: allineare gli standard di cura italiani ai benchmark europei, definire un dataset minimo nazionale con audit continuo, misurare l’accesso alla Stroke Unit entro 24 ore, standardizzare i PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali, ndr), rendere obbligatori il piano riabilitativo e la transizione di cura.”
PERSONALIZZAZIONE E CONTINUITÀ DELLA CURA
La personalizzazione della terapia, in questo quadro, non si riduce alla selezione del farmaco più appropriato, ma si traduce nella progettazione del percorso giusto per la persona giusta, nel momento giusto, un principio che richiede sistemi informativi robusti, professionisti formati e una governance in grado di garantire la coerenza del percorso clinico-assistenziale: “L’ictus non ‘finisce’ con la dimissione”, dichiara Paola Santalucia, presidente isa-AII. “La vera innovazione oggi è costruire un sistema capace di essere rapido nella fase acuta, continuo nel follow-up, solido nei dati e giusto nell’accesso. La tecnologia ha valore solo se riduce le distanze, aumenta l’equità e rende la cura più personalizzata.”















